Il nome di Moncrivello nei testi antichi fu variamente scritto come Moncravellum o Monscaprarum o Mons Caprellus o Montiscravellum che significa monte delle capre, come ricorda lo stemma del paese.
Altre interpretazioni del toponomio fanno derivare il nome da Monte Crivello, ovvero crivellato da fontanili.
I cenni storici piu’ antichi sul territorio dove sorge Moncrivello si riferiscono piuttosto ad alcuni villaggi preesistenti denominati Uliaco, Miralda, Lagnasco, ma le vestigia di questi insediamenti si riducono alla sola Miralta.
Nel 997 esiste un accenno di Uliaco, nome di derivazione celtica, dove si dice che furono trovate monete romane, in un contratto di permuta tra il Vescovo di Vercelli Adalberto ed i fratelli Riccardo ed Ottone di Uliaco.
Nel diploma del 999, Ottone III confermando la giurisdizione del Vescovo su Vercelli e Vercellese, fa cenno ad alcune rendite di Uliaco da assegnare alla Chiesa medesima; da documenti del 1122 e 1132 Uliaco risulta appartenere ai Canonica di Vercelli, come confermato anche da Lucio Papa.
Tracce dell’esistenza di Miralta risalgono al 1027, quando l’Imperatore Corrado ne ratificava il possesso a Vercelli: fu feudo dei De Bondini, come risulta anche dalla carta di un accordo del 1256 tra i Feudatari di Masino ed il Comune di Vercelli in cui risulta il nome del signore Uberto de Miralta de Bondonis.
E’ citata in un trattato di pace tra Vercelli ed il Marchese del Monferrato nel 1278.
Il primo documento nella storia in cui compare il nome di Moncrivello e’ il diploma emanato da Federico I su istanza del Papa Eugenio III a favore della chiesa di Vercelli nella persona del Vescovo Uguccione: tra i possedimenti assegnati alla chiesa di Vercelli, si legge " Moncravellum, Monscaprarum".
Tuttavia lo storico Armando Santanera afferma che " Taluno parla anche di un precedente diploma dell’Imperatore Ottone III, che nel 999 confermava al vescovo di Vercelli la giurisdizione sulla citta’ e sui paesi circostanti, tra cui Moncrivello ", quindi l’esistenza di Moncrivello sarebbe gia’ documentata fin dal tempo di quel decreto in cui si menziona Uliaco.
La giurisdizione della Chiesa di Vercelli e’ confermata nel 1194 dall’Imperatore Enrico VI al Vescovo Alberto; la Parrocchia di Moncrivello e’ citata nelle bolle di Papa Urbano III nel 1186 e di Papa Onorio III nel 1216.
Il Rinascimento
Nel XV secolo il castello ebbe il periodo di maggior splendore, specialmente grazie ai restauri della Duchessa Jolanda di Francia, di cui fu la dimora preferita come possiamo ben comprendere da una descrizione che ne esalta la grandiosita’. 5), 6).
Apprendiamo che il castello aveva bellissime sale regalmente arredate tra cui la sala ducale, la sala del vescovo, la sala grande, la sala degli assi, moltissime camere e una bella galleria. Una delle stanze recava la scritta: " Cancelleria de la ducissa Jolanda " 7).
Nei suoi giardini cresceva una vegetazione tipicamente mediterranea, specialmente lungo la muraglia di levante, composta di ogni specie di fratta e di fiori, vasi di limoni e cedri, piante aromatiche e pergolati di pregiatissime uve , tanto che il soggiorno a Moncrivello fu raccomandato dai medici alla duchessa Jolanda e al figlio per la loro salute. Lo contornavano i locali di servizio tra cui le cucine con i forni e panetterie, le cantine ben fornite di botti, grandissime scuderie con ampi piazzali, locali per raccogliere i fitti allora pagati in natura, le prigioni.
Lavoro’ nei restauri perfino l’illustre maestro vetraio Frate Gauterio da Campo Albo. 5).
Jolanda, che ebbe in dono il castello dal marito, il Beato Amedeo IX , 7) vi soggiorno’ piu’ volte, avendo fatto costruire il Naviglio, via d’acqua tra Ivrea e Vercelli, ne destino’ i proventi - " acquaggi " redditi dei mulini - al castellano di Moncrivello, mentre provvide al sostentamento della popolazione facendo scavare un laghetto per la pesca. 7).
La duchessa, sorella del Re di Francia Luigi XI, al termine di una vita travagliata che la vide reggere con onore le sorti del ducato di Savoia a causa della salute mal ferma del marito e della minore eta’ dei figli, si spense nel castello di Moncrivello il 29 Agosto 1478 e ora riposa nel duomo di Vercelli accanto al marito. 8).
Nel Quattrocento occorre ricordare che i Fieschi, estromessi dalla popolazione nel 1399, riuscirono per poco tempo a rientrare in possesso del castello a partire dal 1431, ma solo dopo aver fatto atto di vassallaggio ai Savoia. 9).
Amedeo IX pero’ riacquisto’ definitivamente il castello nel 1471 mediante scambio con il territorio di Roasio, adiacente ai possedimenti dei Fieschi. 3).
Dopo la morte di Jolanda il castello ospito’ altre due duchesse di Savoia, Bianca di Monferrato, moglie di Carlo I , figlio della stessa Jolanda, e Beatrice del Portogallo, cognata dell’imperatore Carlo V di Spagna e madre di Emanuele Filiberto. CarloI scelse il suo castello di Moncrivello per raccogliere la giovanissima sposa e i due splendidi cortei nuziali partiti da Torino e Casale trovarono adeguata sistemazione nei numerosi locali dell’allora grandioso maniero appena restaurato. Qui giunsero dopo alcuni giorni dal loro incontro, le dispense papali al matrimonio, poiche’ gli sposi erano gia’ legati da vincoli di parentela contratti dai propri antenati. 10).
Bianca di Monferrato, rimasta presto vedova, fu reggente per qualche tempo in luogo del figlio che pure mori’ giovanissimo e al momento di ritirarsi per lasciare il Ducato a Filippo II volle nel suo appannaggio il castello di Moncrivello.
La duchessa Beatrice del Portogallo nel 1521 ebbe in dono il Castello dal Marito Carlo II per suo trattamento " ad vitam " e vi soggiorno’ nei momenti di pausa delle tristi vicende politiche che la videro protagonista. 3).
Il Cinquecento e il Seicento
L’Italia divenne campo di battaglia dei contrapposti eserciti Francesi e Spagnoli e la storia del castello risente le vicende nefaste di quel periodo storico in cui inizio’ la decadenza. I Savoia perdettero all’inizio del XVI secolo quasi tutti i loro possedimenti e soltanto verso la meta’ del Cinquecento Emanuele Filiberto riusci’ a rimettere insieme lo stato.
Gli abitanti del castello non furono piu’ gentili duchesse, ma capitani di ventura, che lo lasciarono decadere. Il primo di questi fu Cesare de Mayo di Napoli, capitano dell’artiglieria di S. M. Cattolica in Piemonte e in Lombardia, che aveva offerto i suoi servigi di uomo d’armi anche al Papa.
De Mayo subentro’ a Moncrivello forse gia’ a partire dal 1538. 3).
Il documento citato 6) dava allora una valutazione del castello e delle sue rendite molto elevata, intorno ad ottantamila scudi per il solo castello, mille scudi per le sedici giornate di vigna, dodicimila scudi per una tenuta di mille giornate di terreno fertile, duemilaquattrocento fiorini per i diritti di acquaggio e tremila scudi per la molitura derivanti dal Naviglio di Ivrea.
Emanuele Filiberto volle ricompensare il suo valoroso condottiero per le vittorie ottenute contro i Francesi e gli confermo’ il possesso del castello con atto in data 1° dicembre 1565, elevando a Marchesato Moncrivello e le sue terre.
Il vino pregiato delle vigne del castello raggiungeva le mense del Papa Pio IV, colui che porto’ a termine il concilio di Trento della Controriforma, inviatogli dall’amico Cesare de Mayo.
Per volonta’ del De Mayo, che ebbe Pio IV una bolla papale di assenso, fu costruita la rotonda della chiesa del Trompone nel luogo dove secondo la fede popolare un’anziana Ciglianese ottenne dalla Madonna il Miracolo della guarigione.
Egli e’ raffigurato nella grande ala dell’altare della chiesa parrocchiale che rappresenta la nativita’, con l’armatura, inginocchiato dinanzi a Gesu’ Bambino, mentre viene presentato da Sant’Eusebio.
Mori’ a Varallo nel 1568 e la sua sepoltura si trova in una delle cappelle lungo la strada vecchia che porta al Sacro Monte.
Dal 1568 al 1616 il castello fu di proprieta’ di un altro capitano di esercito, Giustino Pompeo Lignana, figlio della sorella del De Mayo, il quale non aveva lasciato eredi diretti.
Il Lignana ebbe solo discendenza femminile per cui troviamo feudatarie di Moncrivello le figlie nel 1619 e successivamente diversi esponenti della nobile famiglia di Roero, imparentatesi tramite matrimonio con Lignana. 3).
Nel Seicento la storia del castello e’ piuttosto confusa in quanto i territori adiacenti sono teatro di battaglia tra Francesi e Spagnoli, le truppe di Madama Reale da una parte e dei principi Tommaso e Maurizio di Savoia dall’altra. Un’aspra battaglia fu combattuta sotto le mura del castello nel 1650 dal Marchese Guido Villa di Cigliano contro gli Spagnoli comandati da Antonio Sandoval, che gia’ aveva saccheggiato la vicina Cigliano, ma che qui fu respinto e sconfitto. 1).
La proprieta’ fu in parte venduta tra gli altri ad un altro condottiero, Carlo Emanuele Filiberto, marchese di Pianezza, generale delle truppe di Madama Reale e suo consigliere, noto tra l’altro per aver ripristinato il canale di Ivrea dopo un lungo abbandono a causa delle guerre.
La proprieta’ ricomprata da uno dei Roero, fu lasciata in ersdita’ alla vedova, marchesa Coardi, che nel 1692 si risposo’ e la trasmise al marito, un esponente della nobile famiglia del carretto, del ramo di Gorzegno. 3).
Dal Settecento al Novecento
Dal XVIII secolo al 1970, rimase stabilmente in proprieta’ della famiglia dei marchesi del Carretto, che presero il nome di Gorzegno e di Moncrivello.
Si ha notizia di uno o piu’ incidenti che lo devastarono intorno alla seconda meta’ dell’ottocento, 3) in seguito ai quali fu abbassato di un piano e abbandonato per circa 140 anni.
Nel 1908 fu proclamato monumento nazionale.
Nel 1945 fu sede di un comando tedesco e questa circostanza rischio’ di segnare la fine del secolare castello.
Tutto si svolse tra gli ultimi giorni di Aprile ed il 1° Maggio 1945, quando la 75° divisione tedesca proveniente dalla Francia e dai passi alpini, si trovo’ preclusa la via del ritorno in patria dalle forze alleate.
Gli Americani intimarono ripetutamente la resa, ma il comandante, generale Von Schlemmer, da irreprensibile soldato tedesco, non la poteva sottoscrivere perche’ legato al dictat del Fhurer di resistere fino all’estremo sacrificio. Nella consapevolezza della sconfitta totale, tento’ di tergiversare, ma il 1° Maggio un ufficiale Americano si reco’ al castello per l’ultimatum definitivo, altrimenti avrebbe attaccato con le sue forze schiaccianti.
Moncrivello era il centro del cerchio di difesa tedesco e la battaglia avrebbe ridotto il paese ed il castello ad un fumante mucchio di pietre, come narra il manoscritto dell’ufficiale tedesco comandante delle truppe motorizzate che ci lascio’ questa preziosa testimonianza. 12).
Lo scontro sembro’ inevitabile ed gli ufficiali si trasferirono a Masino la sera stessa per prendere tempo, obbligando il nemico a spostare l’obiettivo. All’alba del 2 Maggio, la terribile minaccia della devastazione del castello e di tutta la zona finalmente svani’,al giungere della notizia della caduta di Hitler tra le rovine di Berlino, unica circostanza che rendeva libero il generale per la firma della resa, stipulata in quello stesso momento a Masino.
In seguito all’entrata in vigore della legge 1089 del 1 Giugno 1938,fu notificato il vincolo nell’Ottobre 1945 specificatamente sul castello, le mura di cinta e il portone d’ingresso.
Dopo il lungo abbandono, verso il 1950 fu nuovamente occupato dai del Carretto fino all’acquisto nel 1970 da parte del cav. Giovanni De Francisco che con coraggio volle riportare quello che gia’ nel 1931 veniva definito " un vero rudere " nella condizione di potersi nuovamente mostrare come " esempio di forza feudale e arte medioevale bellissima ".
Da allora sono state compiute importanti ed onerose opere di manutenzione e restauri conservativi sotto la direzione della Soprintendenza di Torino tra i quali il recupero dei locali al piano inferiore e la ricostruzione di un’ala crollata, un tempo sede delle scuderie.
Un altro lungo e difficile impegno condotto dal proprietario fu quello di salvaguardare il castello dalle aggressioni edilizie del contesto ambientale, alle quali era totalmente in balia a causa dell’assoluta mancanza di tutela del PRGC.
Il 30 Ottobre 1992 fu sottoscritto il vincolo secondo l’art. 21 della 1089 sulle pertinenze del castello, dal Ministro per i Beni Culturali Alberto Ronchey, istituendo una fascia di rispetto indispensabile per garantire sia l’integrita’ fisica del castello ( per esempio sono vietati gli scavi sotto le mura, peraltro gia’ verificatisi e il disboscamento ) sia il decoro dei contorni.
Contemporaneamente e’ stato rinnovato il vincolo sul castello, notificato il 22 Gennaio 1993, con planimetrie e documentazione storico-artistica e fotografica, mancanti nell’atto del 1945.
LA LEGGENDA DELLA REGINA VIPERA
Questo brano e’ la ricostruzione curata dai proprietari del castello, della leggenda della Regina Vipera, ottenuto unendo organicamente vari ricordi delle persone anziane del paese ed un brano del libro " Moncrivello - la sua terra e la sua gente " preparato nelle scuole elementari ( Vercelli, 1973, Lit. V. & L. in collaboraz. Laboratorio I.C.A. ).
L’interpretazione di quella che si puo’ ben definire una metafora di una parte della storia del castello, e’ frutto esclusivo di una riflessione dei proprietari.
La Regina Vipera fu una giovane principessa che viveva nel castello, benvoluta dalla popolazione alla quale riservava ogni cura ed attenzione, gentile, amabile e di straordinaria bellezza, molto ammirata e incoraggiata dai nobili cavalieri.
Purtroppo alla vigilia delle nozze si abbatte’ su di lei la sciagura, ed ella, forse per effetto del morso di una vipera o di un filtro diabolico somministrato per invidia della sua bellezza e la sua fama, si trasformo’ d’improvviso in un essere terrificante dagli occhi infossati e lividi, dalla bocca contorta, dai capelli rossi scarmigliati malamente raccolti in trecce simili a serpenti.
Venne rinchiusa nella torre, e da quel giorno una pesante cappa di disperazione calo’ sul castello nel quale fini’ improvvisamente ogni gioiosa forma di vita; non piu’ finestre illuminate, feste e tornei,passo cadenzato delle sentinelle sugli spalti, ma un cupo silenzio, segno dell’abbandono e della desolazione in cui eracaduto:l’edera avvolse le muraglie e le torri, i rovi ricoprirono i giardini.
Si narra che la povera infekice, pur trasformata in un terribile mostro e presaga della sua fine per decollazione, non dimenticasse i suoi amati sudditi, ma promettesse per loro beneficio, il sorgere di tre fontanelle nel piazzale antistante il castello, nel luogo dove il suo capo, spiccato dal tronco,per tre volte avrebbe rimbalzato.
Molte vipere sorsero dal suo sacello, posto proprio all’imbocco dei sotterranei di quella che fu la sua reggia, per vendicarne la prigionia e la morte.
Il suo spettro ancora si affaccia dalla torre, alla finestra verso la collina, ed al suo apparire muta improvvisamente il tempo: lampi escono dai suoi occhi infuocati, tuoni dal suo ululato, vento dal suo furioso agitarsi.
Non e’ la tempesta che squassa gli alberi del castello tra il balenio dei fulmini e lo scroscio della pioggia, ma il fantasma inquieto della Regina Vipera.
Interpretazione della Leggenda
Questa leggenda veniva raccontata a Moncrivello da tempo immemorabile, ma tende a perdersi, tanto che la ricostruzione e’ stata possibile solo mediante il ricordo dei piu’ anziani, ai quali e’ stata tramandata dai maestri delle scuole elementari, fra cui molti un tempo erano sacerdoti.
Non e’ possibile risalire alle origini, tuttavia si puo’ supporre che sia un’elaborazione fantastica di situazioni reali.
Il castello verso il 1820 venne abbandonato e sicuramente la sua sagoma scura e vuota nelle notti di bufera evocava minacciose e spettrali apparizioni.
La gentile principessa diventata la regina Vipera, cosi’ generosa verso i propri sudditi, lasciava trasparire la figura della duchessa Jolanda, descritta come devota e pia, premurosa verso i poveri e i malati e particolarmente sensibile verso i moncrivellesi per i quali fece scavare il laghetto per la pesca e al cui feudo destino’ i proventi del Naviglio d’Ivrea, da lei stessa arditamente fatto costruire.
Le tre fontanelle promesse alla sua morte dalla Regina Vipera, interpretate genericamente come fonti d’acqua, potevano essere tre stagni del paese usati come abbeveratoi per gli animali e da tempo prosciugati.
Il parco, diventato un grovigli di alberi e sterpi, era l’habitat naturale dove circolavano indisturbati innocui rettili, trasformati in vipere dalla fantasia popolare.
Persino nella repentina trasformazione della principessa in Regina Vipera si potrebbe ravvisare, trasferita al femminile, l’epilessia di cui soffriva Amedeo IX, colui che avoco’ definitivamente Moncrivello ai Savoia e fece dono del castello alla consorte Jolanda. |
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